IL MOVIMENTO PER L'INFANZIA
Posted On mercoledì 12 agosto 2009 at a mercoledì, agosto 12, 2009 by Roberta Lerici
"L'atteggiamento che una società riserva all'infanzia indica il grado di civiltà e i valori espressi dalla cultura che ne è espressione. Il comportamento che si osserva nei riguardi dei bambini fornisce innumerevoli informazioni sull'umanità, sulla sensibilità, sulla qualità della vita di una società e può consentire di fare previsioni sul suo avvenire. Una società che non è in grado di proteggere e far crescere i bambini secondo i bisogni psicologici ed emotivi che essi esprimono, che non ne valorizza le potenzialità razionali e creative e non sa dare ascolto e risposta alle istanze affettive ed emotive non ha futuro o ha un futuro carico di incertezze e minacce. Date queste premesse, la nostra cultura - intesa anche come responsabilità globale nei confronti dei bambini del mondo - è insensibile e disattenta nei confronti dell'infanzia rimandando ad un incerto futuro il momento in cui pagare il prezzo della colpevole trascuratezza della questione infantile."
(cap. I - Il bambino e i suoi bisogni - libro bianco sull'infanzia - Movimento per l'Infanzia)
Sesso, Internet e bugie. Confessione di un pedofilo
Posted On at a mercoledì, agosto 12, 2009 by Roberta Lerici "Mi sentivo attratto dalle figlie dei miei amici" Confessione di un pedofilo Giustificazione e consapevolezza: "Era più forte di me" "Mi sentivo attratto dalle figlie dei miei amici" . Ve lo giuro, erano carezze senza malizia». Erano nelle parti intime. «E’ vero sì, ma è accaduto tutto senza malizia». E le foto? E quelle immagini che ha trovato sua moglie, quelle con le bimbe nude? «Le tenevo in casa, sì. A mia moglie ho raccontanto quello che mi stava capitando». Dietro e oltre la cronaca, dietro e oltre le quinte, dietro e più in là dell’indignazione degli altri e dei nascondigli della propria anima, prima e dopo un processo. Antonio (o qualsiasi altro nome possa avere l’uomo davanti alle scrivanie della questura) ha parlato con la polizia, con il vicequestore Gian Maria Sertorio, con i pm, ha taciuto davanti alla toga del gip Cristiano Trevisan. Il «mostro» sociale, immaginifico, angosciante emblema palpabile della pedofilia ha avuto in questa indagine un passo spaventato e poi diverso: confidenza, bisogno di uscire dalla gabbia. I verbali sono, per la prima volta, al di là di ogni orrore, le «confessioni di un pedofilo», perché si incomincino a capire brandelli di Internet, di stralci giudiziari, di scoop, di punizioni oltre le sbarre, di pentimenti, di mente persa nel desiderio davanti a scorci di pelle che portano via la testa. «Confessioni di un pedofilo»: fanno dolore pure a chi per mestiere è avvezzo anche a questi romanzi. Non fosse altro che per la minuzia della deposizione, Antonio ha il merito di aprire la saracinesca blindata su bambini e bambine. La storia incomincia con fotografie scattate su una spiaggia del Sud. E va avanti con una madre che chiede alla figlia, sul bidet, che problemi ci sono. La bimba parla di quando la tocca «il papà di...». Il crescendo, visto da quella creatura e da altre, riportate negli atti, arriva a botta e risposta che lasciano sospesa ogni emozione: «Noi vedevamo sempre tutto», «Solo alle femmine, a parte...», «non è una sensazione proprio bella quando ti fanno queste cose ... alla patatina». Sono pagine e pagine di dettaglio, dove i quattro minori, seppur turbati, si sciolgono davanti alla pacatezza, alla non insistenza di chi li ascolta con delicatezza, passo dopo passo, di carezza in carezza. «Solo quello?». E una bimba: «No. Anche alla patatina». Ma la maschera da svelare, l’uomo che era «mostro» e non riesce a reggere il ruolo del mostro, deve ancora aprirsi. Il pedofilo che si racconta dentro anziché cercare scuse storiche, sgomento perfino lui degli abiti che gli sono stati tolti e di quelli che la gente più che la giustizia gli ha cucito addosso, si rivela: «Tutto è incominciato nel 1997, al termine di un viaggio di lavoro in Argentina. Navigavo su Internet e mi sono accorto di essere attratto dalle foto di ragazze giovanissime. Le rivedevo un po’ in mia moglie, che cercavo di rendere sempre più giovane, le chiedevo di radersi il pube e ritoccavo le sue fotografie». Il crescendo. Lei, la donna che lo assecondava sperando in un gioco soltanto fra loro, trova in casa foto di bimbe nude. Antonio: «Che cosa potevo fare? Le ho raccontato tutto quello che stava capitando». Continua ad aprirsi: a partire dai dati dei siti dove va a cercare immagini scaricando corpi nudi senza però lanciarsi nelle spericolate operazioni di scambio tra «amatori» del genere. Il virtuale. Ma poi? I corpi sono lì vicini. E’ il crescendo, quello che porta oltre il confine, che - anche riconoscendo disturbi di personalità - la psichiatria forense non coglie come «scusante», perché rimane coscienza di bene e male. «Dopo qualche tempo cominciammo a frequentare coppie di amici, avevano anche figlie piccole. Ammetto, sì, ho provato un interesse nei loro confronti, mi resi conto che mi sentivo una forma di gusto, di appagamento, nello stare insieme e vederle, quando capitava, nude». Passo per passo, scivolata della mente per pattinaggio della coscienza, Antonio, uno di noi, uno con la famiglia, con la stima di chi ha intorno, si svela: «Eravamo in una vacanza. Erano due le bimbe, una di dieci e la sua amica di nove. Facevo carezze senza malizia. Anche sui seni. Però non ho mai usato violenza». Quella fisica, verrebbe da obiettare. Eppure, a suo modo, dice una verità. E’ l’insinuarsi della fiducia. E dell’alibi: «Credetemi, anche una delle bimbe mi ha chiesto di accarezzarla, però le ho detto di no». Si confondono le acque, eppure è preciso, con l’amica del figlio che, guarda caso, quando giocano insieme al dottore, ha dolori tra le labbra della bocca e tra le gambe. Si contiene nel racconto: «Mi sono limitato a farle un paio di carezze». E’ un’altalena di alibi e dolore e seppur tardiva voglia di liberarsi. Chiede «aiuto», «terapie», «uno psicologo», purché sia aiuto. Dovrà scardinarlo di certo da un’altalena lo psicologo, perché chiede aiuto e insieme si preoccupa delle tracce di bimbi e bimbe nude, tracce forse perse fuori dal suo nido, tracce sue e non di Internet e delle sue chiavi. Chi parla a verbale è un prigioniero, certo. Ma il suo racconto, la lucidità, l’onestà di confessione dicono anche che la «chiave» non l’aveva mai buttata fuori dalla gabbia. C. LAUGERI e M. NEIROTTI La Stampa 8/2/2008 (7:34)IL VERBALE SHOCK.
SINDROME FALSA MEMORIA: FALSI I BAMBINI O FALSI GLI ESPERTI ?
Posted On at a mercoledì, agosto 12, 2009 by Roberta Lericidal sito www.oreius.altervista.org 28 settembre 2007 Di "falsa memoria" abbiamo già sentito parlare durante l'inchiesta sui presunti abusi nella scuola materna di Rignano Flaminio. Abbiamo familiarizzato con il termine "sindrome della falsa memoria", che ci dicevano essere la sola causa dei "fantasmi" rievocati dai bambini. Ci hanno raccontato che, addirittura, in questi casi "pezzi di falsa memoria" di un bambino vengono assunti da un altro e poi da un altro e un altro ancora, e così via, creando un enorme castello di bugie. Perché di bugie si tratta, o almeno così ci hanno assicurato. Ma guardiamo un momento oltre confine per cercare di capire un po' meglio la situazione. La prima cosa che scopriamo è che non siamo il solo Paese ad avere assistito alla nascita di fantomatici centri di documentazione creati con il solo scopo di manipolare l'opinione pubblica, armare le mani degli avvocati e in definitiva aiutare gli imputati di abusi su minori a farla franca. Gli Stati Uniti sono, infatti, la culla del fantasioso quanto agguerrito movimento della falsa memoria. Lì esistono già da tempo organizzazioni a difesa degli imputati di abusi sessuali; create, manco a dirlo, da persone accusate di abusi sessuali. Falsi abusi, sostengono loro; accuse immaginarie, fantasie, dovute a "un'epidemia di sindrome della falsa memoria", a una "moderna caccia alle streghe". Proprio come nel nostro Paese. Chi volesse approfondire troverà suhttp://www.feminista.com/archives/v1n9/false-memory.html una interessante dissertazione (in inglese) a firma di Juliette Cutler Page, nella quale l'editore capo del sito feminista.com analizza puntigliosamente "prove" e metodologie della più famosa di tali organizzazioni. Diamo invece un'occhiata a un altro documento:http://www.section21.m6.net/res-falsemem.php L'introduzione recita: "Negli ultimi anni il movimento della "falsa memoria" si è manifestato principalmente come una presenza mediatica che mira a svalutare l'attendibilità delle testimonianze di chi ha subito abusi sessuali. Il suo messaggio di incredulità ha compromesso il processo di guarigione di molte vittime e posto ulteriori bambini a rischio aiutando i perpetratori a sfuggire alle loro responsabilità". Prestate particolare attenzione al confronto in Tabella 1 tra il Disturbo Post-Traumatico da Stress (riconosciuto e descritto nel DSM-IV) e la fantomatica Sindrome della Falsa Memoria (mai riconosciuta né nel DSM né altrove, eppure onnipresente sulle labbra di avvocati e super-esperti). Scoprirete che i sintomi sono... GLI STESSI. Cosa succede? Semplice: è naturale che chi ha subito abusi possa presentare disturbi post-traumatici da stress, così i soliti noti hanno pensato bene di assegnare a quei sintomi un nuovo significato e dargli un nuovo nome: sindrome della falsa memoria, per l'appunto. E intanto ci consola sapere che la sindrome della falsa memoria ha dei solidi fondamenti scientifici. Beh, più o meno. Già, perché i criteri diagnostici della sindrome sono stati introdotti nel 1992 da due "esperti": un'insegnante e un matematico con un passato da alcolista, marito e moglie. La figlia Jennifer aveva raccontato davanti a loro di aver subito abusi sessuali incestuosi da parte del padre durante l'infanzia; fu proprio allora che i due ebbero la brillante idea di inventarsi la sindrome della falsa memoria. Ottenuto il silenzio della figlia, la coppia fondò poi un'organizzazione (la più nota e influente tra le tante del suo genere) per far conoscere al mondo la nuova "sindrome", sacro graal degli avvocati di pedofili e maniaci di mezzo mondo. La loro organizzazione si avvale, tra l'altro, delle conoscenze di un autentico luminare, il dottor Ralph Underwager. Devo dire che ho trovato particolarmente... interessanti le sue teorie: "I pedofili possono orgogliosamente e coraggiosamente affermare ciò che vogliono. Possono dire che ciò che vogliono ottenere è il modo migliore di amare . . . I pedofili possono sostenere con convinzione che la ricerca dell'intimità e dell'amore è ciò che essi hanno scelto. Con orgoglio possono affermare che questa è la volontà del Cielo." Queste le parole del dottor Underwager durante un'intervista per una rivista olandese pro-pedofilia. Vi assicuro che non si tratta di un lunatico isolato dal resto del mondo, anzi: Underwager è membro del Consiglio Nazionale Americano per i Diritti dei Bambini, della prestigiosa American Psychological Association (proprio quella che pubblica il DSM, le linee guida seguite dagli psichiatri per diagnosticare i disturbi mentali), dell'Accademia Luterana per la Scuola, della Società per lo Studio Scientifico del Sesso e di altre organizzazioni. Lui e sua moglie, la dottoressa Hollida Wakefield, vengono convocati frequentemente come esperti in casi di abusi su minori e sono chiamati a insegnare presso giuristi, psicologi, ecc. E poi dicono che ad essere in malafede sono i bambini.
Grazie a questo giochetto, i sintomi che la psichiatria riconosce come prova di un evento traumatico (l'abuso) sono magicamente diventati anche i segni inequivocabili che abbiamo davanti bambini bugiardi e genitori isterici, vittime e untori della nuova peste - della misteriosa sindrome che induce dei perditempo a raccontare sofferenze mai sperimentate e a sottoporsi volontariamente a un nuovo calvario.
RIGNANO, LERICI (IDV): BAMBINI DEVONO AVERE GIUSTIZIA
Posted On giovedì 30 luglio 2009 at a giovedì, luglio 30, 2009 by Roberta LericiPEDOFILIA, RIGNANO FLAMINIO: PM CHIEDE 5 RINVII A GIUDIZIO

Alla fine se l’aspettavano tutti, imputati e vittime, almeno questo hanno ammesso ieri pomeriggio quando dopo mesi trascorsi quasi in silenzio, all’improvviso si è saputo che la procura di Tivoli ha chiesto il rinvio a giudizio dei cinque indagati per presunti abusi sugli alunni della scuola Olga Rovere di Rignano Flaminio. La decisione è arrivata proprio nel giorno di un duro scambio di accuse tra i genitori delle presunte vittime ed il sottosegretario con delega alla famiglia Carlo Giovanardi: i primi hanno annunciato una querela per diffamazione nei confronti dell’esponente del Pdl per avere «mostrato a Palazzo Chigi un video girato dai genitori dei bimbi» accusandolo di «difendere i pedofili», il sottosegretario che ha replicato a sua volta con una contro-querela. La richiesta di rinvio a giudizio si riferisce ai cinque indagati: le tre maestre, Patrizia Del Meglio, Silvana Magalotti e Marisa Pucci, l’autore tv Gianfranco Scancarello, marito della Del Meglio, e la bidella Cristina Lunerti. Pesanti i reati contestati: atti osceni, maltrattamenti verso minori, sottrazione di persona incapace, sequestro di persona, violenza sessuale aggravata dalla minore età delle vittime, corruzione di minori, atti contrari alla pubblica decenza.
L’inchiesta giudiziaria, partì nell’aprile del 2007 sulla base di alcune denunce dei genitori di bambini. I fatti si sarebbero svolti a partire dal 2001 per una bambina, e sarebbero proseguiti per gli altri 20 alunni tra il 2005 ed il 2006. Alla fine però di una travagliata inchiesta durata due anni alle prime denunce si sono aggiunti altri testimoni: in totale 22 bambini dai 4 ai 6-7 anni e una di 9 e poi altri dieci che ora hanno 10 anni. I bambini hanno non solo descritto case e luoghi in modo abbastanza inequivocabile e uniforme, ma hanno anche aiutato gli inquirenti a scoprirne di nuovi. Secondo la ricostruzione delle vittime e dell’accusa, gli abusi si sarebbero svolti a casa delle maestre e in altri 4-5 casali nei dintorni di Rignano. I cinque indagati furono arrestati il 24 aprile con un blitz dei carabinieri. La vicenda destò molto scalpore e l’opinione pubblica si divise tra innocentisti e colpevolisti.Il Tribunale del Riesame di Roma dispose poi la loro scarcerazione definendo gli indizi deboli e le accuse dei bambini influenzate dalle «forti pressioni» dei genitori. A questo punto resta l’ultimo atto dell’indagine preliminare con l’esame delle accuse da parte del gip: l’udienza si svolgerà probabilmente in autunno. E poi ci sarà il processo. «Se il gup non avrà il coraggio di cambiare idea sulle decisioni dell’ufficio della procura, sarà un processo lungo, faticoso e devastante soprattutto per i bambini», spiega l’avvocato Giosuè Bruno Naso, legale della maestra Silvana Magalotti. «È una decisione che che non ci coglie di sorpresa dati gli esiti dell’incidente probatorio - osservano gli avvocati Franco Merlino Antonio Cardamone, legali di alcune delle famiglie delle vittime - Ora spetterà al giudice dell’udienza preliminare valutare se l’impostazione accusatoria abbia ottenuto idonei riscontri». Per Roberta Lerici, responsabile per l’Idv del Dipartimento per l’Infanzia: «Sarebbe il caso che politici con ruoli istituzionali come Giovanardi evitassero di schierarsi per l’una o l’altra parte lasciando lavorare gli inquirenti».
FLAVIA AMABILE LA STAMPA 29 LUGLIO 2009
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Barbara Anderson in Romagna. Atto d'accusa contro Testimoni di Geova
Posted On sabato 4 luglio 2009 at a sabato, luglio 04, 2009 by Roberta LericiRoma, il raduno dei testimoni di Geova
Roma, il raduno dei testimoni di Geova"> (immagini archivio, Roma: raduno testimoni di Geova)
Le sue parole rilanciate dai network radiofonici e televisivi d'America hanno scosso milioni di statunitensi. Le sue rivelazioni, dirette e circostanziate, l'hanno resa – con ogni probabilità – il nemico numero uno dei Testimoni di Geova accusati di avere coperto per tanto tempo casi di abusi sessuali su minori.
PROVINCIA | 03 luglio 2009 | Ora - dopo oltre 40 anni di permanenza tra le loro fila, tanto da essere incaricata di scrivere la storia ufficiale del movimento religioso – Barbara Anderson gira il mondo per invitare giovani e famiglie a tenersi lontano dai Testimoni di Geova e dai loro “pericoli”.
Questo fine settimana – dopo essere intervenuta, oggi, all’Università di Ginevra per la conferenza annuale dell’Associazione internazionale per lo studio delle sette – farà tappa in Romagna per una serie di appuntamenti organizzati dal Gris. Domani sera a Cervia per parlare della “Pedofilia occultata dai Testimoni di Geova”, domenica sera a Rimini, per soffermarsi sul 'Perchè è rischioso aderire ai Testimoni di Geova”. L'abbiamo raggiunta telefonicamente al suo arrivo in Italia.
“Mi sono avvicinata ai Testimoni di Geova”, che abbandonerà nel 1997, “molto giovane – spiega -. Avevo 14 anni nel 1954 ed era un tempo di grandi incertezze. Era il tempo della bomba atomica, si guardava con preoccupazione al futuro. Io ero una ragazza cattolica e avevo molte domande sulla vita e sulla Bibbia. La Chiesa cattolica – aggiunge – parlava di Dio come di un mistero, non dava risposte alle domande di una ragazzina. I Testimoni di Geova sembrava che dessero risposte, le prendevano direttamente dalle pagine della Bibbia. Mia madre, una cattolica di origini polacche, non fece molta attenzione alla cosa - puntualizza - non avevamo basi teologiche, non conoscevamo bene i fondamenti: direi che si è trattato di ignoranza”.
Dall'ingresso nei testimoni di Geova, nel 1954, inizia una sorta di scalata che porta Barbara Anderson sino alla prestigiosa Watch Tower Library di Brooklyn e al compito di redigere una storia ufficiale del movimento religioso utilizzando i documenti contenuti nella biblioteca newyorchese.
Un compito che le spalancherà, quelli che definisce i "segreti" dei Testimoni di Geova. “Lavorando in quell'ambito, all'interno della Watch Tower – prosegue – ho avuto modo di scoprire tante cose, anche cose negative, tra cui casi di pedofilia. Casi – sottolinea – coperti dalla stessa organizzazione. Anche perchè - precisa - tra i Testimoni di Geova vige una norma, che dicono biblica, secondo cui non si può accusare una persona se non ci sono almeno due testimoni. Di fatto molti segreti sono rimasti a conoscenza degli anziani che non hanno lasciato trapelare gli accadimenti all'esterno: i panni, insomma, si sono lavati in casa”.
Per questo, la Anderson ha preso progressivamente le distanze dal movimento fino a rendere testimonianze sui network televisivi e radiofonici a stelle e strisce. Particolarmente incisiva una sua presenza alla trasmissione 'Dateline', programma di punta della Nbc, da sempreuna delle reti più seguite dell'intero Paese.
“La pedofilia – osserva – non è un peccato, è un crimine. Gli anziani dovevano andare a raccontare tutti alle autorità invece di tenere tutto all'interno dell'organizzazione. C'è stato un caso di un uomo che ha compiuto abusi per venti anni e si è spostato di congregazione in congregazione. Ora è un fuggitivo e tra i principali ricercati dall'Fbi”.
Diversi casi, argomenta, sono finiti in un “aula di Tribunale”, dove è stato tolto il velo a comportamenti ma molti “hanno visto raggiungere delle transazioni” di carattere stragiudiziale. Alcune pure consistenti dal punto di vista economico.
Barbara Anderson e il marito Joe sono da tempo 'dissidenti', fuoriusciti dai Testimoni di Geova. In seguito a questa scelta, il figlio - definito dalla stessa Anderson “radicale” - ha voltato le spalle ai genitori ai quali non lascia vedere il nipotino. "Nostro nipote - ha chiosato al riguardo - cresce in una sorta di isolamento".
(Newsrimini.it)
Pedofilia, Castellammare: 9 anni a madre e zio orchi incastrati anche grazie alle intercettazioni
Posted On domenica 14 giugno 2009 at a domenica, giugno 14, 2009 by Roberta Lerici
"In questo caso è stato necessario anche analizzare le registrazioni delle telefonate tra i due pedofili che organizzavano gli appuntamenti tra Castellamare di Stabia, Torre Annunziata e Napoli, ai quali partecipavano anche altri parenti che abusavano della bambina"
La Corte d'Appello di Napoli ha confermato le accuse ricevute dai due orchi stabiesi in Primo Grado ed ha inasprito la pena. Per la mamma 46enne e lo zio 53enne ci saranno 9 anni ciascuno da scontare in un carcere di massima sicurezza. I due orchi sono stati ritenuti responsabili di violenze sessuali ai danni di una bambina che adesso ha solo 7 anni. La piccola, figlia della 46enne e nipote del 53enne, per diversi mesi ha subito gravissime violenze sessuali dai due tremendi orchi, finché qualcuno a scuola non si è accorto che la bambina aveva chiari ed inconfondibili segni sul corpo che potevano richiamare solamente alla pedofilia. "Abbiamo avuto bisogno di accurate perizie di professionisti - racconta Luigi Alfano, legale della piccola - sia in campo medico che nell'analisi di alcune registrazioni".
Infatti, in questo caso è stato necessario anche analizzare le registrazioni delle telefonate tra i due pedofili che organizzavano gli appuntamenti tra Castellamare di Stabia, Torre Annunziata e Napoli, ai quali partecipavano anche altri parenti che abusavano della bambina. Incontri raccontati dalla piccola che, adesso, sotto shock, non parla più. "Hanno rovinato la vita di una bambina indifesa e senza colpe - dice l'avvocato Alfano - per questo i giudici hanno avuto una mano più pesante nei loro confronti. Adesso abbiamo dovuto affidare la piccola ad un centro specializzato nel recupero di bambini che hanno subito violenze sessuali". In una casa di recupero di Benevento, la bambina sta riprendendo a parlare, anche se i traumi subiti sono stati tanti. Infatti, secondo quanto stabilito, la piccola ha subito diverse violenze: dagli esami medici è emerso una realtà tragica e sconvolgente. "Digitatio, palpatio, fellatio - spiega il legale della bambina - la piccola ha subito davvero di tutto. I suoi racconti sono stati crudi, spesso interrotti da silenzi e da lunghi pianti. È stato tremendo portare avanti questa causa, ma almeno abbiamo avuto una giusta condanna per i due orchi". Gli incontri avvenivano nelle abitazioni dei due, a Castellammare o a Torre Annunziata, e in una sola occasione a Napoli a casa di alcuni amici. In alcuni casi sono stati girati filmati che sono stati sequestrati e visionati durante le indagini. Al primo arresto avvenuto due anni fa, sono seguiti i domiciliari fino alla condanna in Primo Grado a 5 anni; in appello, la pena è salita a 9 anni ciascuno di reclusione, che i due stanno già scontando in un carcere di massima sicurezza. Adesso è stato anche richiesto un indennizzo da due milioni di euro.
Luigi Alfano, "Avvocato on the road" si occupa di casi particolari con il suo sportello legale antiviolenza, antibullismo, antistalking, antimobbing, a favore degli indigenti e dei cosiddetti invisibili, presso uno sportello aperto il giovedì dalle 17 alle 19, all'English Inn di Sorrento, al Corso Italia. Proprio a lui si sono rivolte le maestre della bimba quando si sono accorte dell'accaduto. "Adesso il mio interesse maggiore - conclude Alfano - è che la piccola abbia modo di potersi riprendere dai gravi danni neuropsichiatrici subiti e poter trascorrere una vita tranquilla".
StabiaChannel.it 15 giugno 2009
DL INTERCETTAZIONI, CASCINI: ECCO COSA SUCCEDERA' ALLE INDAGINI PER PEDOFILIA
Posted On sabato 13 giugno 2009 at a sabato, giugno 13, 2009 by Roberta Lerici
Così le norme sulle intercettazioni aiuteranno i pedofili a beffare la polizia
Lettera del segretario dell'Anm. Il Pm cita l'esempio del rapimento di un bambino per spiegare come la nuova legge legherebbe le mani agli inquirenti
di GIUSEPPE CASCINI*
Caro direttore, in una cittadina del Nord Italia scompare un bambino di otto anni. Stava tornando da scuola, ma non è mai arrivato a casa. La polizia avvia le indagini. Alcuni testimoni riferiscono di aver visto nei giorni precedenti una persona sospetta nei pressi della scuola. Ne forniscono una descrizione. Corrisponde a quella di un soggetto già condannato in passato per detenzione di materiale pedo-pornografico. La polizia avvia le indagini e scopre che l'uomo non è a casa e non si è presentato al lavoro.
La polizia comunica al magistrato le informazioni acquisite e propone di effettuare indagini tecniche:
a) Acquisizione dei tabulati del telefono intestato al sospetto;
b) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico transitato sulla cella nei pressi della scuola nella settimana precedente al rapimento.
L'acquisizione serve sia per confermare la presenza del sospetto davanti alla scuola sia per individuare altri telefoni nella sua disponibilità;
c) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico della anziana madre del sospetto per individuare altri telefoni nella sua disponibilità;
d) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico sull'utenza della famiglia del bambino e intercettazione delle utenze;
e) Intercettazione del telefono del sospetto;
f) Intercettazione del telefono della madre del sospetto;
Il pubblico ministero ricevuta la comunicazione iscrive il nome del sospetto nel registro degli indagati per il delitto di cui all'art. 605 del codice penale (sequestro di persona: pena massima otto anni) e comincia a studiare le richieste della polizia alla luce delle nuova legge sulle intercettazioni:
a) I tabulati del telefono del sospetto non si possono fare. La legge richiede gravi indizi di colpevolezza che in questo caso mancano. Ci sono indizi, ma non sono gravi.
b) I tabulati del traffico della cella (che potrebbero confermare la presenza del soggetto sul luogo e quindi rendere grave il quadro indiziario) non si possono fare perché la legge consente l'acquisizione dei tabulati solo nei procedimenti contro ignoti e al solo fine di identificare le persone presenti sul luogo del reato o nelle immediate vicinanze di esso. In questo caso perché il procedimento è a carico di una persona identificata; comunque non si potrebbero estrarre i tabulati dei giorni precedenti al rapimento.
c) L'acquisizione dei tabulati della madre è comunque vietata perché sottoposta allo stesso regime delle intercettazioni: si possono fare solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza, requisito che per la madre del sospetto certamente manca.
d) L'acquisizione dei tabulati delle utenze della persona offesa è possibile con il loro consenso, ma solo nei procedimenti contro ignoti, non in quelli, come in questo caso, a carico di persone identificate. Per la stessa ragione non possono essere intercettate le utenze.
e) Il telefono del sospetto non è intercettabile perché mancano i gravi indizi di colpevolezza.
f) Il telefono della madre non è comunque intercettabile.
Il pubblico ministero comunica al commissario di polizia il risultato del suo studio. "Dunque non possiamo fare nulla?", chiede il commissario. "Dobbiamo tornare ai vecchi metodi di indagine". "Bene", risponde il commissario, "allora convochiamo qui la madre e le chiediamo dove si trova il figlio e se non ci risponde la arrestiamo per favoreggiamento, così vediamo se lui viene fuori". "Niente da fare, commissario", spiega paziente il pubblico ministero, "i prossimi congiunti dell'indagato non sono obbligati a testimoniare e non rispondono di favoreggiamento".
Una settimana dopo le indagini hanno una svolta. Un testimone ha visto il bambino salire su una macchina, ricorda il modello e i primi numeri di targa. La polizia verifica che il modello e i numeri di targa corrispondono all'auto del sospetto. Gli indizi di colpevolezza ora sono gravi. Il commissario torna dal pubblico ministero a chiedere tabulati e intercettazioni.
Il pubblico ministero emette subito i decreti di urgenza. Poi fa fare copia integrale degli atti di indagine e dispone che un'auto parta immediatamente per portare il tutto nella sede del capoluogo del distretto, a circa 150 km di distanza, perché il provvedimento deve essere convalidato dal tribunale in composizione collegiale entro 48 ore e al tribunale va trasmesso l'intero fascicolo. L'autista del commissario, un agente di polizia, si offre di portare lui il fascicolo che, per mancanza di fondi e di personale, non arriverebbe mai a destinazione in tempo.
I tabulati del telefono confermano la gravità del quadro indiziario. Il sospetto ha passato molte mattine davanti alla scuola. Le intercettazioni non producono però risultati. Probabilmente il sospetto ha cambiato telefono. Il commissario propone di intercettare tutte le persone con le quali il sospetto ha parlato durante gli appostamenti per arrivare al nuovo numero. Il pubblico ministero spiega che la nuova legge non consente l'intercettazione di persone diverse dall'indagato.
Dopo una settimana una nuova svolta. Una impiegata di un negozio di telefonia ha riconosciuto il sospetto dalla foto pubblicata sui giornali e ricorda di avergli venduto un telefono pochi giorni prima del rapimento. Controllando gli archivi del negozio la polizia individua la nuova utenza. Il pubblico ministero emette subito un decreto di urgenza poi guarda l'autista del commissario che senza dire una parola prende il voluminoso fascicolo e parte alla volta del capoluogo del distretto.
L'utenza è quella giusta. Il sospetto parla con la madre e le racconta del rapimento. La madre cerca invano di convincerlo a liberare il bambino. Purtroppo però la zona da cui chiama è piuttosto vasta ed è impossibile individuare il luogo dove si nasconde. Il sospetto riceve poi telefonate da diverse cabine telefoniche da un uomo che vuole "comprare" il bambino. La polizia propone di estrarre il tabulato delle cabine. Se poi l'uomo ha usato una scheda prepagata si potrebbe estrarre il traffico di quella scheda come si è fatto nell'indagine per l'omicidio del professore Massimo D'Antona. Le altre chiamate potrebbero consentire di identificare l'uomo.
Niente da fare: l'uomo non è identificato e a suo carico non ci sono gravi indizi di colpevolezza.
Passano i giorni; siamo a due mesi dall'inizio delle intercettazioni. Il pubblico ministero non ha ancora trovato il coraggio di dire al commissario che a mezzanotte dovranno staccare i telefoni. Lo vede arrivare trafelato e raggiante: "Dottore, ci siamo!" urla. Gli mostra la trascrizione di una telefonata intercettata quella mattina tra l'uomo sconosciuto e il rapitore. Mentre legge la trascrizione il volto del pubblico ministero diventa sempre più bianco: il rapitore ha accettato di consegnare all'uomo il bambino, ma la telefonata si conclude così: "Chiamami domani e ti dirò dove venire".
*L'autore, pubblico ministero a Roma e segretario nazionale dell'associazione nazionale magistrati, ha applicato a un caso concreto la nuova disciplina delle intercettazioni e dimostrato come la nuova legge renda le indagini più difficili e meno efficaci
(la repubblica 12 febbraio 2009)

