MONS. WEAKLAND: L’AMORE, UN DIRITTO “DIVINO”. ANCHE PER I GAY

Il primo vescovo, probabilmente, a fare coming out riguardo alla propria omosessualità.

35034. NEW YORK-ADISTA. “Se diciamo che Dio è amore”, come si spiega che “le religioni del mondo, come il cattolicesimo, possano dire a milioni di persone gay che devono vivere per tutta la vita senza alcuna espressione dell’amore fisico, genitale di quell’amore?”. L’interrogativo proviene da una delle figure più significative del cattolicesimo statunitense, mons. Rembert Weakland, 82 anni, dal 1967 al 1977 abate primate della confederazione benedettina, e dal 1977 al 2002 arcivescovo di Milwaukee, capofila dell’ala più progressista della Chiesa cattolica statunitense. È il primo vescovo, probabilmente, a fare coming out riguardo alla propria omosessualità. Nella primavera del 2002 era stato costretto a rassegnare le proprie dimissioni quando, durante la trasmissione Good Morning America dell’emittente televisiva Abc, un uomo, con il quale aveva avuto un legame ventritrè anni prima, aveva affermato che l’arcidiocesi di Milwaukee aveva comprato con 450mila dollari il suo silenzio riguardo a quella relazione, che ora egli definiva “abuso sessuale” (v. Adista n. 43/02). Da quel momento l’arcivescovo emerito – cui è succeduto, nella guida dell’arcidiocesi, mons. Timothy M. Dolan, promosso qualche mese fa arcivescovo di New York - è intervenuto ben poco a livello pubblico, ma ora esce realmente allo scoperto con un libro di memorie A Pilgrim in a Pilgrim Church: Memoirs of a Catholic Archbishop, la cui uscita è prevista a giugno e con un’intervista di cui riferisce il New York Times (15/5). Un’intervista molto cristallina, rilasciata non per scusarsi delle sue azioni, ma per fornire un resoconto onesto sui motivi per cui tutto è accaduto e per sollevare interrogativi riguardo la dottrina della Chiesa sull’omosessualità, secondo la quale essa è “oggettivamente disordinata”: “Brutte parole – afferma – perché sono peggiorative”. Un’intervista in cui spiega anche come il Vaticano abbia avuto più a cuore i diritti del clero responsabile di abusi rispetto a quelli delle vittime.


Lo “stile romano”

Weakland era consapevole del proprio orientamento sessuale fin dall’adolescenza, ha affermato, e l’ha represso fin quando è diventato arcivescovo, quando ha avuto relazioni con alcuni uomini “a causa della solitudine divenuta molto forte”. È stato tra coloro che hanno messo in seria discussione il sacerdozio maschile celibatario ed era alla guida dei vescovi nel processo, durato due anni, di elaborazione di una lettera pastorale sulla giustizia economica. È stato per i suoi rapporti tesi con Giovanni Paolo II, ha spiegato, che non comunicò alle autorità vaticane, nel ‘97, di aver subito delle minacce da Paul J. Marcoux, l’uomo con cui aveva avuto una relazione molti anni prima. Avrebbe dovuto spiegare come stavano le cose a Roma, ma un amico altolocato in Curia gli disse che le autorità vaticane preferivano mettere a tacere questo genere di cose, secondo lo “stile romano”. “Sarò sincero, a quel punto non avrei voluto essere etichettato, a Roma, come gay”, spiega ora Weakland, “Roma è un piccolo paese”.

Il mattino in cui andò in onda la trasmissione con Paul Marcoux, Weakland chiamò il nunzio apostolico a Washington, l’arcivescovo Gabriel Montalvo, che gli disse laconicamente: “Ovviamente tu negherai tutto”. Netta la replica di Weakland: potevo negare certamente - rispose - che si fosse trattato di un abuso, ma “non che qualcosa era accaduto tra noi”.

Uno degli aspetti che più tormentano l’arcivescovo è che il suo “scandalo”, che coinvolgeva un uomo adulto - Marcoux era sulla trentina all’epoca dei fatti - sia scoppiato nel momento culminante del più ampio scandalo dei preti pedofili. Egli ha sempre negato di aver abusato di qualcuno, ma ha chiesto scusa per aver tenuto nascosto il pagamento effettuato a Marcoux.

A questo riguardo, l’arcivescovo emerito ora punta il dito contro gli psicologi che rassicurano i vescovi sul fatto che i membri del clero responsabili di abusi possono essere curati e restituiti al loro lavoro, e contro i tribunali vaticani, che passano anni a dibattere sull’eventuale rimozione del reo dal ministero sacerdotale. A volte, afferma nell’intervista, il prete muore prima che una decisione venga presa: “Si preoccupavano più dei preti che delle vittime”.

Una coperta sempre corta

La storia di cui Weakland è stato protagonista, tuttavia, non lo introduce purtroppo nell’empireo dei vescovi la cui condotta rispetto allo scandalo dei preti pedofili è stata impeccabile. Lo Snap, l’associazione delle vittime dei preti pedofili, lo ha infatti accusato di aver permesso che nella sua diocesi alcuni preti responsabili di abusi continuassero il loro ministero senza informare i parrocchiani del loro passato. “Tutti noi consideravamo l’abuso sessuale di minori un male morale, ma non avevamo consapevolezza della sua natura criminale”, afferma Weakland nel suo libro. “È incredibile. O mente o si è talmente autoingannato che inventa storie fasulle”, è il durissimo commento di Peter Isely, direttore della sezione del Midwest dello Snap. “Si è sempre trattato di crimini”. Lo Snap ha pubblicato poi una lettera aperta in cui chiede a Weakland di incontrare le vittime. L’arcivescovo ha risposto positivamente alla richiesta. “Sono 15 anni che cerchiamo di ottenere questo da lui”, ha commentato Isely.

Il dito nella piaga

Weakland ha affermato di aver preso in seria considerazione il potenziale dolore che il libro, con la sua rinnovata attenzione allo scandalo, può portare con sé per l’arcidiocesi di Milwaukee, e ha meditato sull’opportunità di attendere “fino alla morte” per pubblicarlo. Ma poi ha deciso altrimenti: “Sentivo che la gente che lì mi ha amato come vescovo avrebbe continuato ad amarmi dopo aver letto il libro. Quelli che lo trovavano difficile spero che saranno un po’ aiutati dal libro”.

E che le emozioni covino ancora sotto la cenere appare evidente da un comunicato emesso dall’arcidiocesi stessa, che, dopo aver informato che l’arcivescovo emerito “ha scelto” di scrivere le sue memorie, ammonisce che “il libro certamente susciterà una grande varietà di emozioni nei cattolici di tutto il Wisconsin sudorientale. Alcuni ne saranno irritati, altri lo difenderanno”. E conclude assicurando la “preghiera per le necessità e le intenzioni di tutti coloro che hanno vissuto questo momento difficile”. (ludovica eugenio)

adsita 25 maggio 2009

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