Avellino, abusi sessuali su bimbo disabile.Arrestato 52enne
Posted On venerdì 11 novembre 2011 at alle venerdì, novembre 11, 2011 by Roberta LericiAvellino, abusi sessuali su bimbo disabile. Violenze per due anni, pedofilo in cella
Ha abusato sessualmente per quasi due anni di un bambino con gravi problemi psico-fisici, che i genitori, in cambio di soldi e regali, gli avevano affidato.
A conclusione delle indagini coordinate dalla Procura di Avellino cominciate nel maggio 2010, i carabinieri hanno arrestato un 52 enne di Mercogliano (Avellino), M.G.. Il bambino, che oggi ha 10 anni, risiedeva stabilmente in casa dell'indagato con il consenso dei genitori. In base a sospetti sul tipo di rapporto esistente, gli inquirenti disposero indagini a carico del 52enne, solito frequentare parchi ed altri luoghi di ritrovo per bambini.
A integrare le indagini è stata la segnalazione sulle numerose assenze scolastiche del bambino e l'accertamento, da parte delle assistenti sociali, di elementi che indicavano possibili abusi sessuali. Il bambino, su disposizione del sindaco di Mercogliano, Massimiliano Carullo, venne allontanato dalla famiglia e trasferito in una struttura protetta mentre ai genitori, su disposizione del Tribunale per i Minorenni di Napoli, venne sospeso l'esercizio della patria potestà. Il bambino si era confidato con gli operatori della Comunità a cui era stato affidato, raccontando gli abusi sessuali subiti che sono stati accertati anche da consulenze psicodiagnostiche disposte dalla magistratura.
Venerdì 11 novembre 2011 11.34
http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/241857
Vicenza, bimba violentata: 18 anni ai due baby sitter marito e moglie
Posted On mercoledì 13 ottobre 2010 at alle mercoledì, ottobre 13, 2010 by Roberta Lerici
Bimba violentata, il verdetto:inflitti 18 anni ai due baby sitter
VERDETTO. Coppia di Dueville ritenuta colpevole degli abusi sessuali. I giudici di Corte d'appello hanno condannato marito e moglie a 9 anni di reclusione ciascuno e ad un forte risarcimento danni
13/10/2010
La minore raccontò le violenze sessuali durante due anni
Vicenza. È la pena più pesante mai emessa per violenza sessuale nei confronti di una donna vicentina: 9 anni di carcere. La sentenza dei giudici d'appello di Venezia ha completamente ribaltato il verdetto assolutorio dei giudici di Vicenza, che l'avevano ritenuta non responsabile degli abusi.
La baby sitter Maria Luigia Peruzzo, 56 anni, di Dueville, dove risiede in via Molinetto, è stata ritenuta colpevole di avere partecipato alle violenze sessuali durate un paio d'anni, assieme al marito Guido Rigon, contro la bambina che era stata loro affidata dai genitori.
I giudici l'hanno condannata anche al pagamento di un forte risarcimento danni. La stessa pena era stata inflitta nel giugno 2008 dal tribunale di Vicenza, che all'epoca però l'aveva assolta, al marito Rigon, 60 anni. Al quale sono stati confermati i 9 anni di carcere.
La corte, dunque, ha accolto in pieno il ricorso del procuratore generale di Venezia che ha parlato di una vicenda ignominiosa, terribile quanto a modalità e conseguenze sulla psiche della minorenne.
È una storia allucinante, ha insistito l'inquirente, venuta fuori quando i genitori, che risiedono nell'Alto Vicentino, avevano iniziato a notare un profondo cambiamento nella bambina. Era diventata silenziosa, scontrosa, abulica. I chiari sintomi, come era emerso dopo una prima visita specialistica in un centro del Nord Italia, di abusi sessuali proseguiti nel tempo.
La madre aveva iniziato ad allarmarsi quando aveva trovato delle strane macchie di sangue su un indumento intimo della figlioletta. La denuncia alla squadra mobile della questura aveva dato il via alle indagini che avevano portato in carcere l'uomo nel corso del 2004.
A coordinare le indagini era stato il pm Giorgio Falcone (ora in servizio alla procura di Padova) che al processo di primo grado conclusosi il 18 giugno 2008 aveva sollecitato 7 anni di carcere per l'uomo e 4 per la donna.
A suo avviso la baby sitter aveva avuto non solo un concorso morale col marito, ma avrebbe partecipato ai giochi a sfondo erotico. «Il suo coinvolgimento è pieno», disse rimarcando la richiesta di condanna. Il tribunale, invece, da un lato aveva ritenuto responsabile l'uomo infiggendogli 9 anni di reclusione, ma dall'altro aveva assolto la donna sostenendo che non era emersa la prova piena della sua partecipazione ai rapporti sessuali avuti dal marito con la vittima. Sulla stessa linea di Falcone si erano mossi gli avvocati Girolamo Coffari e Maria Tardino per conto dei genitori della minore.
«È un verdetto che fa giustizia», ha detto l'avv. Coffari. È stata una lunga battaglia giudiziaria che, come succede in queste drammatiche vicende, si chiuderà in Cassazione, dove i difensori di Rigon e Peruzzo dello studio Rando di Schio sperano di ribaltare il pesante verdetto d'appello.
Secondo i giudicanti la baby sitter avrebbe avuto non solo un ruolo di copertura a sostegno delle malefatte sessuali del marito, ma lei stessa avrebbe avuto un ruolo attivo negli abusi Le pene diventeranno esecutive solo se saranno confermate in Cassazione a Roma. In quel caso i coniugi, che beneficiano di 3 anni di indulto perché i fatti sono del 2001, entreranno in carcere.
Ivano Tolettini
fonte:
LE IENE: MESSE NERE E PEDOFILIA (VIDEO)
Posted On giovedì 4 febbraio 2010 at alle giovedì, febbraio 04, 2010 by Roberta LericiOtto anni, rapito dalla madre «Ti prego, portami via con te»
Posted On lunedì 30 novembre 2009 at alle lunedì, novembre 30, 2009 by Roberta Lerici (Maria Ferrara-"Madre in fuga"-olio su tela-) Otto anni, rapito dalla madre «Ti prego, portami via con te» Leone conteso e ora ricercato: non voglio tornare nella casa famiglia. Ogni volta che lo obbligano a vedere il padre:"vattene mi fai schifo lasciatemi in pace perché non mi credete voglio tornare a casa mia" di MARIDA LOMBARDO PIJOLA ROMA- La braccano per toglierle il figlio di otto anni che nasconde. Manuela sa che la legge non sempre ha ragioni simmetriche a quelle dei sentimenti della gente. Sa che i Carabinieri li stanno cercando dappertutto, lei e suo figlio, e le sarà sempre più difficile rassicurare Leo, nella bolla dove vive in simbiosi con lei come nel ventre, come sempre. «Mi dice: ”mamma, non lasciare che mi prendano, non voglio tornare in casa famiglia, non voglio vedere mio padre, io gliel’ho urlato pure l’altro giorno a quei signori con la toga, gli ho raccontato le cose brutte che mi ha fatto, perché non mi ascoltano, perché non mi credono?”. Non so che rispondergli». E allora vorrebbe urlare anche lei, come Leone ha fatto la settimana scorsa, quando ha visto suo padre in Tribunale, e come fa invariabilmente tutte le volte che lo costringono a incontrarlo, e allora piange, si sbatte per terra o contro i muri, lo accusa, lo insulta, moltiplica l’energia del suo fiato di bimbo per gridare, con una coerenza inflessibile, struggente, disperata: «vattene mi fai schifo lasciatemi in pace perché non mi credete voglio tornare a casa mia». Manuela invece no, non urla. Racconta lentamente, dissimulando il dolore il terrore l’ansia in un registro di voce tranquillo, come se fosse una storia capitata ad altri, non a lei. Nel luogo dove nasconde il suo bambino, al sicuro dall’infierire scomposto dei torti e delle ragioni degli adulti, Leone gioca e fa i compiti e guarda i cartoni, ma poi ogni tanto è scosso da un soprassalto di memoria. Guarda sua madre con quel suo sguardo vivo e lucido, da grande, e chiede: «Perché fanno questo a un bambino? Perché ci vogliono separare? Perché mi vogliono chiudere in quel posto dove mi fanno del male?» In casa famiglia Leone è già stato cinque mesi, ed tornato scosso magro sporco ammalato, e ha raccontato di violenze e molestie, e di ragazzi che avevano il doppio dei suoi anni. E’ solo una sequenza dell’incubo di Leo, bimbo conteso tra Manuela, romana, già conduttrice di programmi per bambini e producer in Rai, che accusa il padre di averne abusato sessualmente, e Mike, grafico, americano, che accusa la madre di averlo rapito e di manipolarlo per sottrarlo a lui. Leone, nome inventato da lui stesso a beneficio del cronista, «perché il leone, dice mio figlio, è simbolo di forza interiore». Da quattro anni, il piccolo leone affronta con grinta una vita vulnerata, vessata da una feroce vicenda giudiziaria tra gli Usa e l’Italia. Negli Stati Uniti Leone è famoso, per via di una campagna mediatica promossa da suo padre tra networks, giornali, video, duecento siti web che pubblicano foto e nome del bambino, al grido: salviamo Leone, rapito da sua madre. Salviamolo, già, ma da che cosa? «Il bimbo ha un legame positivo, sano, forte, intenso con la mamma, unico riferimento sicuro della sua vita. Toglierlo a lei è come strappare un albero dalla sua terra: muore», assicura il neuropsichiatra infantile Luigi Cancrini, che ha in cura Leo da due anni. «E’ lucido, credibile, intelligentissimo. E’ certo di aver subito abusi. A prescindere dal merito processuale della vicenda, costringerlo a vedere il padre è una violenza». Una storia violenta, dal principio. Un matrimonio finito male, una gravidanza fuori tempo, e Manuela torna in Italia per partorire. «Anche se Mike non si faceva quasi mai vedere, e non pagava gli alimenti, sono tornata a vivere negli Usa: volevo che mio figlio crescesse con un padre». E adesso il racconto si spezza nei singhiozzi. «Quando autorizzano gli incontri con pernottamento, Leone torna pieno di lividi, sembra impazzito, manipola le sue parti intime, fa pipì a letto, piange, non dorme, non vuol vedere il padre. Infine racconta di strane foto, strani video, strani giochi». Alcuni psicologi ipotizzano abusi sessuali. Manuela, disperata, torna in Italia col bambino, e denuncia l’ex marito. Lui accusa lei di rapimento. Un successivo intrigo giudiziario, tre perizie, due che ritengono verosimili le accuse di Leone e un’altra no, esperti e magistrati divisi tra la tesi della credibilità del bimbo e quella di un suo condizionamento da parte della madre. Nel dubbio, il Tribunale toglie a entrambi i genitori la patria potestà. Infine Mike prosciolto: potrà avere incontri protetti con il figlio. Ma il figlio lo rifiuta. Dopo la prima esperienza traumatica in casa famiglia, il bimbo viene collocato dai nonni materni. Chiede di non vedere più suo padre. Di stare con sua madre. Di spiegare le sue ragioni a un magistrato. Racconta Mario Occhipinti, legale di Manuela. «Lo hanno convocato senza avvertici. Si è trovato davanti suo padre senza la nostra assistenza, senza essere stato preparato. Ha pianto, ha urlato. Non hanno trovato di meglio che disporne l’immediato collocamento in casa famiglia e il divieto di rapporti con la madre e i nonni. Ho ricusato i giudici. E li denunceremo al Csm». «Non ho mai visto una così crudele violazione del diritto all’ascolto e al rispetto dei bambini», s’indigna Andrea Coffari, presidente del Movimento per l’Infanzia, che si è associato alla difesa di Manuela. «Il bimbo è sparito, è in corso un’indagine della Procura: nessun commento», dice Roberta Ceschini, legale di Mike. Intanto il piccolo leone si attrezza per difendersi da solo. Una lettera a Napolitano e Berlusconi. «Voglio una vita normale, ed essere lasciato in pace con mia mamma, e che mio padre mi lasci stare. Aiutami». Anche se gli adulti non gli credono, lui non ha ancora smesso di credere in loro. Il Messaggero 28 novembre 2009
Sesso, Internet e bugie. Confessione di un pedofilo
Posted On mercoledì 12 agosto 2009 at alle mercoledì, agosto 12, 2009 by Roberta Lerici "Mi sentivo attratto dalle figlie dei miei amici" Confessione di un pedofilo Giustificazione e consapevolezza: "Era più forte di me" "Mi sentivo attratto dalle figlie dei miei amici" . Ve lo giuro, erano carezze senza malizia». Erano nelle parti intime. «E’ vero sì, ma è accaduto tutto senza malizia». E le foto? E quelle immagini che ha trovato sua moglie, quelle con le bimbe nude? «Le tenevo in casa, sì. A mia moglie ho raccontanto quello che mi stava capitando». Dietro e oltre la cronaca, dietro e oltre le quinte, dietro e più in là dell’indignazione degli altri e dei nascondigli della propria anima, prima e dopo un processo. Antonio (o qualsiasi altro nome possa avere l’uomo davanti alle scrivanie della questura) ha parlato con la polizia, con il vicequestore Gian Maria Sertorio, con i pm, ha taciuto davanti alla toga del gip Cristiano Trevisan. Il «mostro» sociale, immaginifico, angosciante emblema palpabile della pedofilia ha avuto in questa indagine un passo spaventato e poi diverso: confidenza, bisogno di uscire dalla gabbia. I verbali sono, per la prima volta, al di là di ogni orrore, le «confessioni di un pedofilo», perché si incomincino a capire brandelli di Internet, di stralci giudiziari, di scoop, di punizioni oltre le sbarre, di pentimenti, di mente persa nel desiderio davanti a scorci di pelle che portano via la testa. «Confessioni di un pedofilo»: fanno dolore pure a chi per mestiere è avvezzo anche a questi romanzi. Non fosse altro che per la minuzia della deposizione, Antonio ha il merito di aprire la saracinesca blindata su bambini e bambine. La storia incomincia con fotografie scattate su una spiaggia del Sud. E va avanti con una madre che chiede alla figlia, sul bidet, che problemi ci sono. La bimba parla di quando la tocca «il papà di...». Il crescendo, visto da quella creatura e da altre, riportate negli atti, arriva a botta e risposta che lasciano sospesa ogni emozione: «Noi vedevamo sempre tutto», «Solo alle femmine, a parte...», «non è una sensazione proprio bella quando ti fanno queste cose ... alla patatina». Sono pagine e pagine di dettaglio, dove i quattro minori, seppur turbati, si sciolgono davanti alla pacatezza, alla non insistenza di chi li ascolta con delicatezza, passo dopo passo, di carezza in carezza. «Solo quello?». E una bimba: «No. Anche alla patatina». Ma la maschera da svelare, l’uomo che era «mostro» e non riesce a reggere il ruolo del mostro, deve ancora aprirsi. Il pedofilo che si racconta dentro anziché cercare scuse storiche, sgomento perfino lui degli abiti che gli sono stati tolti e di quelli che la gente più che la giustizia gli ha cucito addosso, si rivela: «Tutto è incominciato nel 1997, al termine di un viaggio di lavoro in Argentina. Navigavo su Internet e mi sono accorto di essere attratto dalle foto di ragazze giovanissime. Le rivedevo un po’ in mia moglie, che cercavo di rendere sempre più giovane, le chiedevo di radersi il pube e ritoccavo le sue fotografie». Il crescendo. Lei, la donna che lo assecondava sperando in un gioco soltanto fra loro, trova in casa foto di bimbe nude. Antonio: «Che cosa potevo fare? Le ho raccontato tutto quello che stava capitando». Continua ad aprirsi: a partire dai dati dei siti dove va a cercare immagini scaricando corpi nudi senza però lanciarsi nelle spericolate operazioni di scambio tra «amatori» del genere. Il virtuale. Ma poi? I corpi sono lì vicini. E’ il crescendo, quello che porta oltre il confine, che - anche riconoscendo disturbi di personalità - la psichiatria forense non coglie come «scusante», perché rimane coscienza di bene e male. «Dopo qualche tempo cominciammo a frequentare coppie di amici, avevano anche figlie piccole. Ammetto, sì, ho provato un interesse nei loro confronti, mi resi conto che mi sentivo una forma di gusto, di appagamento, nello stare insieme e vederle, quando capitava, nude». Passo per passo, scivolata della mente per pattinaggio della coscienza, Antonio, uno di noi, uno con la famiglia, con la stima di chi ha intorno, si svela: «Eravamo in una vacanza. Erano due le bimbe, una di dieci e la sua amica di nove. Facevo carezze senza malizia. Anche sui seni. Però non ho mai usato violenza». Quella fisica, verrebbe da obiettare. Eppure, a suo modo, dice una verità. E’ l’insinuarsi della fiducia. E dell’alibi: «Credetemi, anche una delle bimbe mi ha chiesto di accarezzarla, però le ho detto di no». Si confondono le acque, eppure è preciso, con l’amica del figlio che, guarda caso, quando giocano insieme al dottore, ha dolori tra le labbra della bocca e tra le gambe. Si contiene nel racconto: «Mi sono limitato a farle un paio di carezze». E’ un’altalena di alibi e dolore e seppur tardiva voglia di liberarsi. Chiede «aiuto», «terapie», «uno psicologo», purché sia aiuto. Dovrà scardinarlo di certo da un’altalena lo psicologo, perché chiede aiuto e insieme si preoccupa delle tracce di bimbi e bimbe nude, tracce forse perse fuori dal suo nido, tracce sue e non di Internet e delle sue chiavi. Chi parla a verbale è un prigioniero, certo. Ma il suo racconto, la lucidità, l’onestà di confessione dicono anche che la «chiave» non l’aveva mai buttata fuori dalla gabbia. C. LAUGERI e M. NEIROTTI La Stampa 8/2/2008 (7:34)IL VERBALE SHOCK.
RIGNANO, LERICI (IDV): BAMBINI DEVONO AVERE GIUSTIZIA
Posted On giovedì 30 luglio 2009 at alle giovedì, luglio 30, 2009 by Roberta LericiPEDOFILIA, RIGNANO FLAMINIO: PM CHIEDE 5 RINVII A GIUDIZIO
Alla fine se l’aspettavano tutti, imputati e vittime, almeno questo hanno ammesso ieri pomeriggio quando dopo mesi trascorsi quasi in silenzio, all’improvviso si è saputo che la procura di Tivoli ha chiesto il rinvio a giudizio dei cinque indagati per presunti abusi sugli alunni della scuola Olga Rovere di Rignano Flaminio. La decisione è arrivata proprio nel giorno di un duro scambio di accuse tra i genitori delle presunte vittime ed il sottosegretario con delega alla famiglia Carlo Giovanardi: i primi hanno annunciato una querela per diffamazione nei confronti dell’esponente del Pdl per avere «mostrato a Palazzo Chigi un video girato dai genitori dei bimbi» accusandolo di «difendere i pedofili», il sottosegretario che ha replicato a sua volta con una contro-querela. La richiesta di rinvio a giudizio si riferisce ai cinque indagati: le tre maestre, Patrizia Del Meglio, Silvana Magalotti e Marisa Pucci, l’autore tv Gianfranco Scancarello, marito della Del Meglio, e la bidella Cristina Lunerti. Pesanti i reati contestati: atti osceni, maltrattamenti verso minori, sottrazione di persona incapace, sequestro di persona, violenza sessuale aggravata dalla minore età delle vittime, corruzione di minori, atti contrari alla pubblica decenza.
L’inchiesta giudiziaria, partì nell’aprile del 2007 sulla base di alcune denunce dei genitori di bambini. I fatti si sarebbero svolti a partire dal 2001 per una bambina, e sarebbero proseguiti per gli altri 20 alunni tra il 2005 ed il 2006. Alla fine però di una travagliata inchiesta durata due anni alle prime denunce si sono aggiunti altri testimoni: in totale 22 bambini dai 4 ai 6-7 anni e una di 9 e poi altri dieci che ora hanno 10 anni. I bambini hanno non solo descritto case e luoghi in modo abbastanza inequivocabile e uniforme, ma hanno anche aiutato gli inquirenti a scoprirne di nuovi. Secondo la ricostruzione delle vittime e dell’accusa, gli abusi si sarebbero svolti a casa delle maestre e in altri 4-5 casali nei dintorni di Rignano. I cinque indagati furono arrestati il 24 aprile con un blitz dei carabinieri. La vicenda destò molto scalpore e l’opinione pubblica si divise tra innocentisti e colpevolisti.Il Tribunale del Riesame di Roma dispose poi la loro scarcerazione definendo gli indizi deboli e le accuse dei bambini influenzate dalle «forti pressioni» dei genitori. A questo punto resta l’ultimo atto dell’indagine preliminare con l’esame delle accuse da parte del gip: l’udienza si svolgerà probabilmente in autunno. E poi ci sarà il processo. «Se il gup non avrà il coraggio di cambiare idea sulle decisioni dell’ufficio della procura, sarà un processo lungo, faticoso e devastante soprattutto per i bambini», spiega l’avvocato Giosuè Bruno Naso, legale della maestra Silvana Magalotti. «È una decisione che che non ci coglie di sorpresa dati gli esiti dell’incidente probatorio - osservano gli avvocati Franco Merlino Antonio Cardamone, legali di alcune delle famiglie delle vittime - Ora spetterà al giudice dell’udienza preliminare valutare se l’impostazione accusatoria abbia ottenuto idonei riscontri». Per Roberta Lerici, responsabile per l’Idv del Dipartimento per l’Infanzia: «Sarebbe il caso che politici con ruoli istituzionali come Giovanardi evitassero di schierarsi per l’una o l’altra parte lasciando lavorare gli inquirenti».
FLAVIA AMABILE LA STAMPA 29 LUGLIO 2009
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Pedofilia, Castellammare: 9 anni a madre e zio orchi incastrati anche grazie alle intercettazioni
Posted On domenica 14 giugno 2009 at alle domenica, giugno 14, 2009 by Roberta Lerici
"In questo caso è stato necessario anche analizzare le registrazioni delle telefonate tra i due pedofili che organizzavano gli appuntamenti tra Castellamare di Stabia, Torre Annunziata e Napoli, ai quali partecipavano anche altri parenti che abusavano della bambina"
La Corte d'Appello di Napoli ha confermato le accuse ricevute dai due orchi stabiesi in Primo Grado ed ha inasprito la pena. Per la mamma 46enne e lo zio 53enne ci saranno 9 anni ciascuno da scontare in un carcere di massima sicurezza. I due orchi sono stati ritenuti responsabili di violenze sessuali ai danni di una bambina che adesso ha solo 7 anni. La piccola, figlia della 46enne e nipote del 53enne, per diversi mesi ha subito gravissime violenze sessuali dai due tremendi orchi, finché qualcuno a scuola non si è accorto che la bambina aveva chiari ed inconfondibili segni sul corpo che potevano richiamare solamente alla pedofilia. "Abbiamo avuto bisogno di accurate perizie di professionisti - racconta Luigi Alfano, legale della piccola - sia in campo medico che nell'analisi di alcune registrazioni".
Infatti, in questo caso è stato necessario anche analizzare le registrazioni delle telefonate tra i due pedofili che organizzavano gli appuntamenti tra Castellamare di Stabia, Torre Annunziata e Napoli, ai quali partecipavano anche altri parenti che abusavano della bambina. Incontri raccontati dalla piccola che, adesso, sotto shock, non parla più. "Hanno rovinato la vita di una bambina indifesa e senza colpe - dice l'avvocato Alfano - per questo i giudici hanno avuto una mano più pesante nei loro confronti. Adesso abbiamo dovuto affidare la piccola ad un centro specializzato nel recupero di bambini che hanno subito violenze sessuali". In una casa di recupero di Benevento, la bambina sta riprendendo a parlare, anche se i traumi subiti sono stati tanti. Infatti, secondo quanto stabilito, la piccola ha subito diverse violenze: dagli esami medici è emerso una realtà tragica e sconvolgente. "Digitatio, palpatio, fellatio - spiega il legale della bambina - la piccola ha subito davvero di tutto. I suoi racconti sono stati crudi, spesso interrotti da silenzi e da lunghi pianti. È stato tremendo portare avanti questa causa, ma almeno abbiamo avuto una giusta condanna per i due orchi". Gli incontri avvenivano nelle abitazioni dei due, a Castellammare o a Torre Annunziata, e in una sola occasione a Napoli a casa di alcuni amici. In alcuni casi sono stati girati filmati che sono stati sequestrati e visionati durante le indagini. Al primo arresto avvenuto due anni fa, sono seguiti i domiciliari fino alla condanna in Primo Grado a 5 anni; in appello, la pena è salita a 9 anni ciascuno di reclusione, che i due stanno già scontando in un carcere di massima sicurezza. Adesso è stato anche richiesto un indennizzo da due milioni di euro.
Luigi Alfano, "Avvocato on the road" si occupa di casi particolari con il suo sportello legale antiviolenza, antibullismo, antistalking, antimobbing, a favore degli indigenti e dei cosiddetti invisibili, presso uno sportello aperto il giovedì dalle 17 alle 19, all'English Inn di Sorrento, al Corso Italia. Proprio a lui si sono rivolte le maestre della bimba quando si sono accorte dell'accaduto. "Adesso il mio interesse maggiore - conclude Alfano - è che la piccola abbia modo di potersi riprendere dai gravi danni neuropsichiatrici subiti e poter trascorrere una vita tranquilla".
StabiaChannel.it 15 giugno 2009
INTERCETTAZIONI, ANCHE IL PARTITO DEI PEDOFILI E' CONTRO: "VIOLANO LA PRIVACY"
Posted On sabato 13 giugno 2009 at alle sabato, giugno 13, 2009 by Roberta LericiMINORI. PARTITO PEDOFILI OLANDESE: SESSO LIBERO CON DODICENNI. INTERVISTA A KLAUSCONDICIO, ""Il nostro sogno? Sesso libero con i minori di tutto il mondo"
di Roberta Lerici
Sono passati solo pochi mesi da questa intervista, ma il gverno sembra averlo dimenticato, e così, involontariamente, con il DDL Intercettazioni approvato dalla Camera, esaudisce uno dei desideri del Partito dei Pedofili. Il 23 febbraio 2009, infatti, i rappresentanti del partito dei Pedofili olandese (escluso dal parlamento alle ultime elezioni nel 2006), nell'ambito di un'inchiesta sulla pedofilia realizzata per la trasmissione "KlausCondicio", hanno dichiarato che Si schierano contro le intercettazioni sulla pedofilia, perche' violano "la privacy".Inoltre si sentono "discrimanti come gli omosessuali", spiegano che "contattare bambini online non e' reato", e sostengono la campagna "Sesso libero con dodicenni e pornografia libera a sedici anni".
Ma la cosa più interessante dell'intervista, è la parte che riguarda l'Italia,ecco cosa ha detto Marthijn Uittenbogaard, presidente del partito dei Pedofili:" In Italia ci sono piu' di 100 mila persone che praticano la pedofilia clandestinamente e gli anni'90 abbiamo avuto tanti contatti con italiani, ed ogni anno accorrevano numerosi alla nostra conferenza internazionale qui ad Amsterdam".
E' ovvio che tutti gli esponenti del governo dicano che le nuove norme non influiranno sulle indagini per pedofilia, ma se leggete questa lettera di un ex pm, capirete perchè indagare sui pedofili e su altri reati che hanno come vittime i minori, con questo decreto sarà molto più difficile e, in alcuni casi, impossibile.
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L'ARTICOLO ORIGINALE:
MINORI. PARTITO PEDOFILI OLANDESE: SESSO LIBERO CON DODICENNI
INTERVISTA A KLAUSCONDICIO, CON ATTACCO A MUSSOLINI E FRATTINI
(DIRE) Roma, 23 feb. - Si schierano contro le intercettazioni sulla pedofilia, perche' violano "la privacy", annunciano che alle prossime elezioni politiche olandesi conquisteranno due seggi, criticano la "repressiva" Unione europea, si sentono "discrimanti come gli omosessuali", spiegano che "contattare bambini online non e' reato", si dichiarano favorevoli alla "liberalizzazione delle droghe leggere" e sostengono la campagna "Sesso libero con dodicenni e pornografia libera a sedici anni".
Sono queste alcune delle perle rilasciate a Klaus Davi dai rappresentanti del partito dei Pedofili olandese (escluso dal parlamento alle ultime elezioni nel 2006), nell'ambito di un'inchiesta sulla pedofilia realizzata per la trasmissione "KlausCondicio".
"Il nostro sogno? Sesso libero con i minori di tutto il mondo", confessanno concordi i due leader del partito dei Pedofili olandese, Ad Van Der Berg e Marthijn Uittenbogaard, sottolineando che "un bambino a dodici anni dovrebbe avere il diritto di scegliere cosa fare della sua vita sessuale".
Negli anni '90 era cosi', aggiungono i due esponenti, "poi una legge ha imposto la soglia per il sesso consensuale con adulti a sedici anni, da allora sono iniziati i problemi". Per questo "nel nostro programma poniamo il limite di utilizzo di minorenni in film pornografici a 16 anni e auspichiamo che vedere materiale hard online non sia piu' reato. Non c'e' nulla di male nel vedere delle foto" Tra gli altri punti all'ordine del giorno per il partito dei pedofili olandese c'e' certamenente quello di "liberalizzare le droghe tra i dodicenni, perche' questo permetterebbe un maggior controllo", sottolinea Ad Van Der Berg, aggiungendo che "noi siamo per la totale liberta', purche' non danneggi gli altri. E crediamo anche che la pubblica nudita' sia una di queste liberta'".
Dopo aver criticato l'azione repressiva della Ue, che "ha troppo potere sugli Stati Membri", il partito dei pedofili accusa anche alcuni rappresentanti di casa nostra. In particolare Alessandra Mussolini, che "parla a vanvera", visto che "non esiste alcun dato scientifico che confermi che il sesso tra adulti consenzienti e quello con minori siano due cose differenti", e il ministro degli Esteri Franco Frattini, che "attaccandoci (aveva chiesto al primo ministro olandese di proibire la costituzione del partito pro-pedofilia, Ndr) ha dimostrato di essere contro la democrazia".
Riguardo invece alla situazione italia, infine, "in Italia ci sono piu' di 100 mila persone che pratichino la pedofilia clandestinamente", rivela Marthijn Uittenbogaard, presidente del partito dei Pedofili, concludendo che nel nostro paese "negli anni'90 abbiamo avuto tanti contatti con italiani, ed ogni anno accorrevano numerosi alla nostra conferenza internazionale qui ad Amsterdam".
(Gim/ Dire) 11:32 23-02-09
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autore R. Lerici www.bambinicoraggiosi.com 13 giugno 2009
Rapporto Ryan: migliaia gli abusi di preti e suore sui minori
Posted On venerdì 12 giugno 2009 at alle venerdì, giugno 12, 2009 by Roberta Lerici DUBLINO - Migliaia di minori irlandesi sono stati picchiati, violentati ed umiliati da centinaia di preti e suore cattolici in vari istituti pubblici di correzione nel corso di vari decenni. Lo ha rivelato, il 20 maggio, un rapporto della Child Abuse Commission, redatto al termine della più vasta indagine mai compiuta sugli istituti gestiti dagli ordini religiosi irlandesi, una ricerca durata nove anni e nella quale sono state intervistate migliaia di vittime di abusi.
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50 anni, 2500 vittime - Il rapporto si riferisce ad un arco di tempo di circa 50 anni, dal 1930 agli anni '80, ed è raccolto in cinque volumi, in tutto 3'500 pagine, presentate alla stampa a Dublino lo scorso mese. Nello studio sono raccolte le testimonianza di circa 2'500 vittime, e nell'indagine sono state coinvolte oltre 100 istituzioni gestite da religiosi.
In particolare, nelle istituzioni pubbliche per soli ragazzi gestite da ordini religiosi cattolici (riformatori, scuole per 'ragazzi difficili' e case che ospitavano disabili) le violenze erano "endemiche", secondo la definizione data dal giudice che ha coordinato il rapporto, Sean Ryan. Violenze che hanno lasciato migliaia di persone segnate a vita.
Il rapporto del 2003 - Già nel 2003, in un altro rapporto erano state pubblicate le testimonianze di 700 uomini e donne che avevano raccontato di essere stati picchiati in ogni parte del corpo con ogni tipo di oggetto. Altri raccontarono di essere stati violentati, alcuni da varie persone contemporaneamente.
Alcuni degli abusi risalgono a 60 anni fa e molti dei presunti colpevoli sono morti. Nel periodo analizzato circa 35'000 giovanissimi furono ospitati in queste istituzioni. La commissione fu creata nel 2000 dal premier Bertie Ahern dopo che un documentario tv fece emergere la lunga storia delle violenze sui minori nelle istituzioni gestite da ordini religiosi.
Le scuole - Il rapporto Ryan sostiene che gli istituti "venivano gestiti in un modo severo e irregimentato che imponeva disciplina oppressiva ed irragionevole sui bambini, ma anche sul personale". Ragazze supervisionate dalle suore, soprattutto dalle Sorelle della Misericordia, subivano meno abusi sessuali, ma erano sottoposte a aggressioni ed umiliazioni volte a farle sentire "inutili".
Pestaggi rituali - Ma nei volumi si legge anche di pestaggi "rituali", e si accusano i responsabili degli ordini di aver protetto per anni i pedofili che erano tra loro, evitando loro il carcere; al tempo stesso, gli ispettori governativi non fecero quasi mai nulla per fermare percosse, stupri e umiliazioni dei piccoli ospiti.
Per la commissione le testimonianze di uomini e donne ancora traumatizzati, che hanno oggi tra i 50 e gli 80 anni, mostrano che l'intero sistema trattò questi ragazzi come carcerati e schiavi, invece che con persone con diritti.
Sistema perverso - "Questi riformatori e scuole speciali erano sotto un controllo rigido attuato con punizioni corporali. La durezza del regime è stato inculcato da varie generazioni di preti, suore e confratelli. Era sistematico - afferma il rapporto - e non il risultato di violazioni individuali da parte di persone che operavano fuori dai confini legali e accettabili". Un sistema perverso che ora la Chiesa cattolica appare seriamente intenzionata a correggere e condannare. ats fonte ticinoonline 12 giugno 2009
Foto apertura: Keystone AP Peter Morrison
Pedofilia:Le statistiche del delirio
Posted On mercoledì 3 giugno 2009 at alle mercoledì, giugno 03, 2009 by Roberta Lerici
Note di Roberta Lerici: di seguito troverete alcuni link, a completamento di questo articolo.
Statistiche Unicef giugno 2009:Minori: Unicef, 223 mln vittime abusi
Pedofilia:Le statistiche del delirio
dal sito: http://viaggionelsilenzio.ilcannocchiale.it/post/2263503.html
di Vania Lucia Gaito
Un avvenimento degli ultimi giorni ha suscitato un certo scalpore. L'avvenimento in questione ha per protagonista Marco Casonato, docente di Psicologia dinamica all’università di Milano-Bicocca. Casonato è stato l'organizzatore di un convegno tenutosi a Milano dal 20 al 22 maggio dal titolo "Abusi, falsi abusi e scienze forensi". In tale contesto, Casonato commentava un dato diffuso dalla Società di Psicologia Giuridica, che attesta che, delle denunce per violenze ai minori, il 96% riguarda falsi abusi. L'esimio docente parla di psicosi collettiva, mettendola in correlazione con diverse cause, tra le quali "Un certo modello di cultura femminista" sostiene "che vede l’uomo come un essere intrinsecamente pericoloso per le donne e i bambini”. Non contento, bersaglia anche le famiglie, ritenute responsabili della mancata sorveglianza dei propri figli: "Chiaro che se il figlio viene lasciato solo davanti al computer, davanti la televisione o in mezzo alla strada le probabilità che gli succeda qualcosa sono più elevate”.
Tralasciando l'ovvietà di alcune sentenziose affermazioni, è legittimo chiedersi da quali fonti sia stato tratto il dato in esame. Tale dato emerge da un convegno tenutosi a Roma il 18 maggio, su "La Testimonianza del minore in un giusto processo" e fa seguito ad una delibera dell'11 marzo 2009 della Giunta dell'Unione delle Camere Penali Italiane, che punta il dito contro la negazione del diritto al giusto processo nei confronti di indagati e imputati coinvolti nei processi per abusi sui minori. Sotto accusa anche gli inquirenti, rei di condurre "indagini improvvisate", e ovviamente i consulenti psicologi, rei di avere dubbia competenza, dubbia professionalità e di utilizzare tecniche di ascolto del minore di natura induttiva e suggestiva.
Un polverone inutile, alla luce del fatto che già le sentenze di Corte di Cassazione avevano posto l'accento sulla necessità di una rigorosa circospezione nell'acquisizione della prova riguardante le dichiarazioni di minori e di bambini, poichè una certa politica televisiva tende a ingenerare in "molti genitori la convinzione dell'esistenza di pericoli anche dove non ci sono". (CASSAZIONE PENALE, Sezione III, Sentenza n. 35224 del 21/09/2007)Tuttavia, la stessa sentenza afferma che i bambini che, anche in tenera età, dichiarano di aver subito abusi sessuali possono essere una valida fonte di prova e le dichiarazioni dei genitori sui fatti loro riferiti dai figli hanno il peso di una testimonianza.
E' importante sottolineare che tra gli oratori del convegno romano c'era anche Luisella De Cataldo Neuburger, psicologa, avvocato e consulente della difesa nel processo sui presunti abusi nella scuola materna di Rignano Flaminio . Per intenderci: il processo in cui "non c'è traccia di niente", secondo la signora in questione, mentre si affastellano le testimonianze di una ventina di bambini che raccontano di giochi "cattivissimi", di penetrazioni anali e vaginali, di fotografie e anche molto di peggio.
Tra i relatori anche Cataldo Intrieri, difensore di Riccardo Bianchini Riccardi nel processo per il crac Cirio (all'epoca Bianchini era amministratore Eurolat), e sempre di Bianchini ma anche di Alfredo Gaetani, presidente della Centrale del latte, nel processo per il crac Parmalat.
Altro relatore, l'avvocato Guglielmo Gulotta, conosciuto anche per aver assistito Antonio Aldo Sodaro, l’ex primario dell’Ospedale San Pietro di Roma accusato di abusi sessuali sulle sue pazienti anoressiche durante le sedute di ipnosi e condannato in appello a 5 anni e mezzo, oltre che per aver assistito un assicuratore di Trieste condannato a sei anni e mezzo, lo scorso novembre, per abusi sulla figlia di quattro anni.
Ospite al convegno, per esprimere il contributo della politica, l'ex legale di Berlusconi, Gaetano Pecorella, imputato per favoreggiamento del neonazista Zorzi, suo cliente, a sua volta imputato per la strage di piazza della Loggia.
Insomma, una sfilza di gente che con le vittime non ha mai avuto nulla a che fare, se non avendole come controparte in tribunale. Non fa specie, quindi, che un fermissimo ed entusiasta sostenitore del convegno e della delibera della Giunta dell'Unione delle Camere Penali Italiane sia Vittorio Apolloni, fondatore del Centro documentazione Falsi abusi, l'associazione che ha distribuito nelle scuole di Brescia, Torino e Rignano Flaminio un delirante vademecum con le 10 regole per non beccarsi una denuncia per abuso sessuale.
A sentire Apolloni, sono falsi quasi tutti i casi di abusi sessuali denunciati: i bambini mentono, i genitori sono isterici, le indagini inattendibili, gli psicologi sono incompetenti. E' intervenuto in tutti i casi legati alle scuole materne, da Brescia a Rignano Flaminio, sostenedo sempre l'innocenza degli imputati. A sentir lui, insomma, siamo tutti una massa di psicotici ossessionati dall'idea della pedofilia, mentre invece la pedofilia non esiste. Strano, non si diceva lo stesso della mafia e poi saltarono in aria Falcone e Borsellino?
Ma Vittorio Apolloni ha una buona, anzi, un'ottima ragione per sostenere quanto afferma. La ragione si chiama Valerio. Valerio è suo figlio, condannato in appello a due anni e dieci mesi di carcere e a 100.000 euro di risarcimento alle famiglie di due bambini, un maschio e una femmina, vittime di abusi, avvenuti nella scuola materna «Bovetti» di La Loggia. Per i giudici, responsabili di quegli abusi sono Valerio Apolloni, presidente dell'ente morale che all'epoca gestiva la scuola, e Vanda Ballario, ex direttrice dell'istituto.
"La clamorosa vicenda dell'asilo Bovetti prende il via nel gennaio del 2001 quando i due educatori vengono arrestati. Ad accusare il presidente e la direttrice didattica sono i genitori di un bimbo e di una piccola che frequentano da pochi mesi l' asilo. I due educatori sono accusati di appartarsi spesso con un gruppo di scolari nella stanza della direttrice" racconta Repubblica "Gli inquirenti, sollecitati da una denuncia dei genitori, ricostruiscono anche la personalità dei due arrestati. La loro attenzione è puntata sul passato dell' uomo, che qualche anno prima sarebbe stato allontanato in modo sbrigativo dall' oratorio che frequentava."
Nella sentenza di appello che condanna Apolloni si legge: “[…] nella letteratura di un certo peso dottrinario non è agevole pensare a quei piccoli come a piccole persone capaci di sofisticate bugie e fantasticherie, perché la regola è che un bambino di quell’età è strutturalmente incapace di occultare o riprodurre falsamente i fatti di queste sue prime esperienze […]”. I bambini di quell'età, insomma, non sono in grado di raccontare cose che non hanno mai vissuto. Ed è alla luce di quest'ultima affermazione che si devono leggere le testimonianze dei due bambini abusati.
I genitori della bambina avevano appreso degli abusi subiti dalla piccola in modo raggelante: la bambina “…era poi andata nel lettone tra i genitori ed aveva preso a spalmare la propria saliva sul viso del padre. Al rimprovero di quest’ultimo la bimba aveva detto: “Questa non è la saliva… è la crema… quella che si mette in bocca e si ingoia”. La madre le aveva chiesto chi le avesse insegnato questo gioco e la bimba aveva risposto ”La signora dei gialli (i gialli è il colore della sezione)”. La madre “Da dove la prende questa crema? Bimba: “Dal pistolino di VALERIO, è dolce e non brucia”.
"Come sottolineato anche durante il processo, il linguaggio usato dalla bambina, la gestualità, le emozioni connesse appaiono compatibili con l’aver vissuto personalmente esperienze sessuali di tipo adulto. Il linguaggio utilizzato ha modalità infantili, è imperfetto, a volte confuso, la gestualità spontanea e non controllata. Nelle false rivelazioni invece compare una stereotipia particolare ed il racconto appare come una lezione imparata a memoria, con connotazione emotiva spenta o incongrua.
Un altro passaggio, fa emergere analoghe considerazioni:
"Psicologa: “Facciamo finta che è una macchina fotografica”
BAMBINO si tira giù i pantaloni e le mutandine, si mette in posa con le braccia aperte, quasi una danza poi dice “Anche così”, prende il pene con le mani e lo mostra, fa alcune pose muovendo le braccia. […] La comunicazione gestuale di BAMBINO che si mette in posa, tira giù le mutandine, esibisce il pene, attende il clic della macchina fotografica, appare fortemente sintomatica di un’esperienza realmente vissuta."
Resta inoltre un interrogativo. Perchè, nel corso di questo convegno non è stato mai ricordato che sono migliaia i casi di abuso che non vengono mai neppure denunciati? Perchè non è mai stato posto l'accento sulla gravità di un fenomeno in dilagante espansione e si è tentato invece di propugnare la teoria secondo cui ci sarebbe addirittura una diminuzione dei casi di abuso sessuale?
E' vero che esistono alcune denunce di abusi che si rivelano false, come nel caso riportato anche in Viaggio nel silenzio. Tuttavia è necessario operare un casi denunciati non equivalgono ai casi di abuso. La stragrande maggioranza degli abusi non viene mai denunciata. Com'è possibile dunque anche solo pensare di poter fare una statistica di una qualche validità?
L'abuso non è un reato commesso in pubblico, ma in privato. Non è come una rapina. Non ci sono mai testimoni. Il testimone è il bambino stesso, la vittima stessa, che spesso è troppo piccolo anche per riuscire a verbalizzare adeguatamente quanto ha vissuto. Perchè la capacità di raccontare di un bambino non è la stessa di quella degli adulti. La capacità di dare una sequenza temporale agli avvenimenti, per esempio, è un'abilità che i bambini cominciano ad acquisire solo intorno agli otto o nove anni.
Le testimonianze di questi bambini, dunque, devono essere valutate alla luce delle loro capacità comunicative, non in base ad astratti stereotipi da tribunale. Devono essere gli adulti, ad adeguarsi a loro, a capire.
Questi adulti assai meno credibili dei bambini.
Alle maestre accusate consigliai:"nessun contatto con i genitori"
COMITATO SCIENTIFICO SOCIETA' DI PSICOLOGIA GIURIDICA
RIGUARDO La delibera dell'UCPI, vero "motore" dei due convegni sopra citati, me ne sono già occupata e se ne sono già occupati diversi esperti ed autorevoli istituzioni dandone un giudizio negativo. Qui i commenti (Il testo della delibera è contenuto negli articoli):
Abusi e testimonianza del minore/ Reazioni Delibera UCPI: la "tutela degli adulti" accusati dai bambini
LERICI, ( IDV): LA TUTELA DEGLI ADULTI NEI PROCESSI PER ABUSI SUI MINORI FALSO PROBLEMA
MINORI. ABUSI, CAMERE MINORILI: GARANZIE E ALBO TUTORI-DIFENSORI PROCEDIMENTI GIUDIZIARI, LE PROPOSTE DELL'UNIONE NAZIONALE.
Bertinoro, parla il preside accusato di pedofilia:"I miei gesti sono stati fraintesi"
Posted On mercoledì 20 maggio 2009 at alle mercoledì, maggio 20, 2009 by Roberta LericiE' stato sentito dal giudice per l'interrogatorio di garanzia il dirigente scolastico arrestato giovedì scorso per violenza sessuale su alcuni alunni della materna. Al gip ha detto: "Mi hanno capito male"
Forlì, 20 maggio 2009 - Il preside dell'istituto comprensivo di Bertinoro è agli arresti domiciliari con l’accusa di pedofilia. Lunedì mattina in tribunale a Forlì è stato sentito per l’interrogatorio di garanzia, atto formale che nella procedura viene dopo l’arresto, scattato giovedì scorso per violenza sessuale su alcuni alunni della materna da lui stesso diretta (con la vecchia norma sarebbero state ‘molestie’; perché gli inquirenti non avrebbero evidenziato azioni violente, ma ossessive e morbose).
Il dirigente scolastico si è difeso. Per lui i dati raccolti dalla polizia - intercettazioni audio e video - sono interpretazioni. Non fatti. La sua è un’autodifesa appassionata: "I miei gesti con quei bambini, alcuni dei quali con qualche problema psicofisico, sono stati completamente male interpretati". Per adesso resta ai domiciliari nel suo bilocale di Fratta Terme, preso in affitto nel settembre scorso, subito dopo il suo arrivo in Romagna, a seguito della nomina a direttore didattico dell’istituto comprensivo comunale (materne, elementari e medie).
Asilo Rignano: lo psichiatra, un pedofilo lede la bellezza del bambino
Posted On martedì 12 maggio 2009 at alle martedì, maggio 12, 2009 by Roberta LericiChi e’ il pedofilo, un orco, un sadico o un violentatore e perche’ prima ricopre di attenzione un minore indifeso, non pronto alla sessualita’ e poi lo violenta? "Ma quale orco o mostro che dir si voglia! Il pedofilo e’ un perverso, un malato mentale che con lucidita’ e freddezza lede la bellezza e la vitalita’ di un bambino, il divenire del bambino".
A parlare della tremenda vicenda di Rignano Flaminio e’ lo psichiatra Francesco Riggio, esperto di ’esordi psicotici’, che rigetta l’idea, "di stampo freudiano", osserva, del bambino che inventa e dice bugie.
"Il bambino non sa mentire diversamente da un adulto come ad esempio il Padre della Psicoanalisi che - spiega lo psichiatra - nonostante avesse assistito all’esame autoptico di bambini prima violentati e poi uccisi, disse che il trauma non c’era stato e la seduzione era stata una totale invenzione delle piccole vittime: da qui derivo’ la falsa tesi del bambino polimorfo e perverso che piu’ tardi fu ripresa da uno dei profeti del ’68, Michel Focault che sostenne la non punibilita’ dei pedofili in quanto i bambini sarebbero consenzienti e capaci di sedurre un adulto".
Viceversa, "in queste persone che circuiscono per ingannare, non c’e’ amore e non c’e’ neanche odio ma c’e’ la tendenza lucida e fredda a distruggere le qualita’ umane di un bambino: il loro obiettivo appunto e’ distruggere, perche’ insopportabili, la bellezza, la vitalita’, pulizia, la fantasia di un bambino".
La differenza con il sadico e’ quindi rilevante. "Si’, il sadico c’e’ in quanto c’e’ il masochista - risponde Riggio - in quanto, usando un potere, una posizione di forza, mira a far sta male, a far soffrire chi non sopporta e spesso e’ una donna". Il pedofilo, insomma, ha in se una patologia seria: "il bambino va amato non toccato".
E a volte, "se e quando il pedofilo arriva ad uccidere la vittima - conclude Riggio - lo fa con una sorta di emotivita’, in verita’ fredda e lucida: sa bene quel che fa, ha la piena facolta’ d’intendere e di volere come prevede il codice penale, ma ha tolto con l’atto il senso e il significato alla vita dell’altro"
Agi Roma, 26 aprile 2007
Rignano Flaminio, Caffo: «Esistono elementi di dubbio»
Posted On sabato 9 maggio 2009 at alle sabato, maggio 09, 2009 by Roberta LericiRICORDARE L'ABUSO ATTRAVERSO L'IPNOSI:LA SENTENZA CHE HA CONDANNATO DON GIORGIO CARLI
Posted On venerdì 8 maggio 2009 at alle venerdì, maggio 08, 2009 by Roberta LericiPEDOFILIA/DON GIORGIO CARLI,MOTIVAZIONI SENTENZA:«Vittima credibile»

La Corte di Cassazione: «Vittima credibile»
BOLZANO. Una conferma di tutte le argomentazioni che hanno portato la Corte d’appello a condannare don Giorgio Carli. Questo si legge nella motivazioni della sentenza dei giudici della Cassazione. Don Giorgio non sconterà un giorno di carcere, poichè il reato è prescritto. Resta l’aspetto risarcitorio, 760 mila euro che il sacerdote deve pagare alla parte lesa. «Una sentenza di rilievo nazionale - commenta Gianni Lanzinger, avvocato di parte civile - che ammette per la prima volta il disturbo da stress post traumatico, fenomeno che comporta la rimozione di un ricordo e la riemersione tardiva, anche a distanza di anni». Ora si apre la partita risarcitoria: «Mi auguro che chi fino ad oggi ha difeso a spada tratta l’imputato non si faccia da parte», dice Lanzinger riferendosi evidentemente alla Curia. Improbabile che don Giorgio possa disporre di 760 mila euro: «Noi notificheremo gli atti, come abbiamo sempre fatto, anche alla Curia». Nelle motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione vengono confermate le argomentazioni che hanno portato la Corte d’appello a condannare don Giorgio, rovesciando la sentenza di primo grado. Ecco alcuni passaggi-chiave della sentenza della Cassazione.
L’amico della vittima. Uno dei punti più discussi del processo contro don Carli è stata la deposizione dell’amico della parte lesa. Secondo l’accusa, lui stesso una vittima delle attenzioni morbose del sacerdote durante gli incontri hard nella canonica, durati dal 1989 al 1994. Il giovane, in aula, ha detto di non aver assistito alle violenze contro l’amica, contraddicendosi rispetto a ciò che aveva precedentemente riferito al pubblico ministero. I giudici della Corte d’appello avevano ritenuto il testimone inattendibile, interpretazione contestata dalla difesa. «L’affermazione dei giudici di merito - si legge nelle motivazioni della Cassazione - che le dichiarazioni dello X non sono in alcun modo idonee “ad inficiare l’attendibilità della persona offesa, che al contrario ha reso deposizione estremamente lunga e al contempo lucida, lineare e coerente”, si palesa assolutamente immune da vizi logici e si sottrae, pertanto, al sindacato di legittimità». Il prete e la catechista. I giudici della Cassazione hanno ritenuto esaustive anche i ragionamenti che hanno portato la Corte d’appello a ritenere inattendibili le testimonianze di Adriana Culati Vigni, ex catechiesta della vittima, e di don Gabriele Pedrotti, all’epoca dei fatti diretto superiore di don Giorgio (ed ex vicario generale della Curia). Pedrotti e Culati Vigni erano legati da profonda ed intima amicizia. «La valutazione della loro inattendibilità - dicono i giudici nella motivazione della sentenza - è stata desunta dai giudici di merito dalla contraddittorietà e incoerenza delle dichiarazioni rese dagli stessi in dibattimento... dall’ambiguità del loro atteggiamento processuale, dall’interesse personale a tenere nascosta la vicenda nella quale erano in certa misura coinvolti per la posizione istituzionale e di responsabilità rispettivamente rivestita.
Sicché - si legge ancora - anche sul punto la conclusione dei giudici di merito che “le loro dichiarazioni contraddittorie non possono essere ritenute idonee al fine di smentire o intaccare la deposizione coerente ed intrinsecamente attendibile della persona offesa”, si palesa fondata su argomentazioni assolutamente esaustive ed immuni da vizi logici». Una delle argomentazioni della difesa di don Carli, prendeva spunto da una telefonata tra Pedrotti e la catechista, intercettata dagli inquirenti. I due parlavano in termini dubitativi delle accuse contro don Carli, secondo la difesa la prova che non erano al corrente di quello che è successo ormai vent’anni fa. Non sono d’accordo i giudici: «Il carattere dubitativo delle espressioni utilizzate dagli interlocutori a proposito delle accuse formulate contro l’imputato, peraltro con una decisa propensione per la loro veridicità, ben può trovare giustificazione nel fatto che a suo tempo entrambi non avevano dato pieno credito alle accuse della minore o nell’inconsapevolezza della reciproca conoscenza delle stesse».
I diari. Violenze frequenti e durate per anni. Ma nei diari della vittima non c’era traccia. Anzi, la parte lesa non risparmiava nelle sue annotazioni quotidiane parole di affetto per don Giorgio Carli. Uno dei punti più complessi del processo contro il sacerdote. Per l’accusa (supportata dalle perizie degli esperti) la prova dello «sdoppiamento» vissuto dalla parte lesa, incapace di sopportare a livello cosciente il peso delle violenze subite. «E’ stato evidenziato dai giudici di merito a proposito dei diari tenuti dalla X negli anni 1990-1992 - scrivono i giudici della Cassazione - che gli stessi sono stati prodotti da quest’ultima, che è riuscita a trovarli, malgrado il tempo trascorso, dimostrando così la sua piena disponibilità a contribuire all’accertamento della verità, “a fronte del comportamento dell’imputato, le cui agende e taccuini degli appuntamenti riguardanti gli anni interessati dai fatti non sono mai comparsi in Aula”.
La sentenza, sulla base delle dichiarazioni del consulente, ha affermato, da un lato che dai diari si evince una accentuata sessualizzazione della bambina, inusuale per la sua età, dall’altro che il “diario evidenzia chiaramente uno sdoppiamento del vissuto di X, dividendosi in alcune pagine infantili ed alcune altre con una marcata sessualizzazione delle immagini incollatevi”. Quanto all’assenza nei diari di qualsiasi riferimento al vissuto concernente le violenze sessuali subite ad opera del Carli, la sentenza osserva che la stessa trova la sua giustificazione nel rilevato sdoppiamento della personalità della minore, causato dall’esperienza traumatica e nell’esigenza della X di evitare che anche attraverso la scrittura potesse riemergere il ricordo delle violenze subite». Secondo la Cassazione la sentenza ha evidenziato l’estrema accuratezza delle indagini preliminari che, «attraverso le intercettazioni telefoniche disposte dalla parte lesa, hanno consentito di accertare che la X è stata sempre esclusivamente animata dall’interesse a far emergere solo la verità e di rendere testimonianza assolutamente conforme al vero». (g.f.p.)
Alto Adige — 05 maggio 2009 pagina 15 sezione: CRONACA
