Pubblicazione immagini minori lecita quando non ne lede dignità
Posted On giovedì 10 novembre 2011 at alle giovedì, novembre 10, 2011 by Roberta Lerici
10/11/2011
MILANO - Tribunale di Palermo: “La pubblicazione delle immagini dei minori è lecita quando non ne lede la dignità”. Il giudice ha osservato che dalla lettura dell'articolo del giornale, pubblicato, ed associato all'immagine di un gruppo di turisti, tra cui alcuni minori non identificati nominativamente, non emergeva alcun contenuto diffamatorio, lesivo di reputazione né lesivo della dignità di alcuno dei soggetti coinvolti né, in particolare, dei minori. Secondo il Tribunale ne segue che non si è “consumata alcuna lesione all'immagine delle minori, non nominativamente
http://www.cinquew.it/articolo.asp?id=5865
Condannata mamma perchè iperprotettiva con il figlio
Posted On mercoledì 26 ottobre 2011 at alle mercoledì, ottobre 26, 2011 by Roberta LericiIn verità oggi non si sa piu’ come comportarsi con i propri figli… Una volta erano le mamma a decidere l’educazione dei figli, il ruolo del padre, quando c’era era quello di essere “severo”.
“Comportati bene perchè altrimenti lo dico a tuo padre!”. C’erano padri che semplicemente con lo sguardo riuscivano ad indirizzare il figlio, c’erano maestri che “bacchettavano” i ragazzi e a scuola si usava dire “buongiorno” e quando gli insegnanti entravano in classe i ragazzi si alzano in piedi in segno di rispetto… già una volta…
Invece una mamma è stata condannata a un anno e 4 mesi di reclusione perchè, riempiva di cura e attenzioni il figlio ritardandone, cosi’, la regolarita’ dello sviluppo. Condannato anche il nonno del ragazzino. Per la Suprema Corte ”l’iperprotezione e l’ipercura” costituiscono reato di maltrattamenti. Il bambino di questa vicenda non aveva ancora compiuto i sei anni.
Ma ecco il vero “problema”, ovvero il padre separato che come la peggiore delle serpi si insinua a colpire il figlio, unico “tassello debole” per rivendicare la separazione. a lanciare l’allarme per la situazione nella quale viveva suo figlio con la mamma e il nonno. Il bambino, infatti, era stato ‘educato’ ha respingere e rifiutare anche i contatti con la figura paterna. A causa degli atteggiamenti di mamma e nonno che tendevano a trattare il bambino come se fosse piu’ piccolo dell’eta’ che aveva, il bambino aveva anche difficolta’ a camminare.
Se un bambino ha problemi di salute, problemi motori, per il suo bene si va solitamente dal pediatra e non direttamente in tribunale, no?
http://it.paperblog.com/condannata-mamma-perche-iperprotettiva-con-il-figlio-626697/
Creato il 12 ottobre 2011 da Gianpaolotorres
Vicenza, bimba violentata: 18 anni ai due baby sitter marito e moglie
Posted On mercoledì 13 ottobre 2010 at alle mercoledì, ottobre 13, 2010 by Roberta Lerici
Bimba violentata, il verdetto:inflitti 18 anni ai due baby sitter
VERDETTO. Coppia di Dueville ritenuta colpevole degli abusi sessuali. I giudici di Corte d'appello hanno condannato marito e moglie a 9 anni di reclusione ciascuno e ad un forte risarcimento danni
13/10/2010
La minore raccontò le violenze sessuali durante due anni
Vicenza. È la pena più pesante mai emessa per violenza sessuale nei confronti di una donna vicentina: 9 anni di carcere. La sentenza dei giudici d'appello di Venezia ha completamente ribaltato il verdetto assolutorio dei giudici di Vicenza, che l'avevano ritenuta non responsabile degli abusi.
La baby sitter Maria Luigia Peruzzo, 56 anni, di Dueville, dove risiede in via Molinetto, è stata ritenuta colpevole di avere partecipato alle violenze sessuali durate un paio d'anni, assieme al marito Guido Rigon, contro la bambina che era stata loro affidata dai genitori.
I giudici l'hanno condannata anche al pagamento di un forte risarcimento danni. La stessa pena era stata inflitta nel giugno 2008 dal tribunale di Vicenza, che all'epoca però l'aveva assolta, al marito Rigon, 60 anni. Al quale sono stati confermati i 9 anni di carcere.
La corte, dunque, ha accolto in pieno il ricorso del procuratore generale di Venezia che ha parlato di una vicenda ignominiosa, terribile quanto a modalità e conseguenze sulla psiche della minorenne.
È una storia allucinante, ha insistito l'inquirente, venuta fuori quando i genitori, che risiedono nell'Alto Vicentino, avevano iniziato a notare un profondo cambiamento nella bambina. Era diventata silenziosa, scontrosa, abulica. I chiari sintomi, come era emerso dopo una prima visita specialistica in un centro del Nord Italia, di abusi sessuali proseguiti nel tempo.
La madre aveva iniziato ad allarmarsi quando aveva trovato delle strane macchie di sangue su un indumento intimo della figlioletta. La denuncia alla squadra mobile della questura aveva dato il via alle indagini che avevano portato in carcere l'uomo nel corso del 2004.
A coordinare le indagini era stato il pm Giorgio Falcone (ora in servizio alla procura di Padova) che al processo di primo grado conclusosi il 18 giugno 2008 aveva sollecitato 7 anni di carcere per l'uomo e 4 per la donna.
A suo avviso la baby sitter aveva avuto non solo un concorso morale col marito, ma avrebbe partecipato ai giochi a sfondo erotico. «Il suo coinvolgimento è pieno», disse rimarcando la richiesta di condanna. Il tribunale, invece, da un lato aveva ritenuto responsabile l'uomo infiggendogli 9 anni di reclusione, ma dall'altro aveva assolto la donna sostenendo che non era emersa la prova piena della sua partecipazione ai rapporti sessuali avuti dal marito con la vittima. Sulla stessa linea di Falcone si erano mossi gli avvocati Girolamo Coffari e Maria Tardino per conto dei genitori della minore.
«È un verdetto che fa giustizia», ha detto l'avv. Coffari. È stata una lunga battaglia giudiziaria che, come succede in queste drammatiche vicende, si chiuderà in Cassazione, dove i difensori di Rigon e Peruzzo dello studio Rando di Schio sperano di ribaltare il pesante verdetto d'appello.
Secondo i giudicanti la baby sitter avrebbe avuto non solo un ruolo di copertura a sostegno delle malefatte sessuali del marito, ma lei stessa avrebbe avuto un ruolo attivo negli abusi Le pene diventeranno esecutive solo se saranno confermate in Cassazione a Roma. In quel caso i coniugi, che beneficiano di 3 anni di indulto perché i fatti sono del 2001, entreranno in carcere.
Ivano Tolettini
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